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Viola amava la natura e gli animali da sempre e soffriva terribilmente quando ne era lontana.
Amava ogni tipo di paesaggio — il mare, la montagna, i laghi, i fiumi, i prati — e in ogni stagione sapeva trovare qualcosa di bello che la faceva stare bene.
Adorava passeggiare sul bagnasciuga di una lunga spiaggia sabbiosa e solitaria; fare trekking lungo i sentieri di montagna, soprattutto quando costeggiavano un torrente o conducevano a qualche laghetto alpino; stendersi su una coperta in un prato e perdersi nell’incessante lavorio degli insetti sui fiori.
Scorgere un animale selvatico era per lei fonte di una gioia primordiale, quasi indescrivibile.
Fare lunghe passeggiate in campagna insieme al suo cane le regalava sollievo e serenità immediati.
Accarezzare la sua gatta, acciambellata sulle ginocchia, le donava un senso profondo di pace e di calma interiore.
Viola era convinta del potere terapeutico della natura e degli animali molto prima che diventassero di moda il Forest Bathing, il Tree Hugging o la Pet Therapy.
Dallo yoga e dalla meditazione aveva imparato che, per guarire, occorre prima di tutto ascoltarsi profondamente. E per riuscirci bisogna rallentare, osservare con calma e attenzione, allontanandosi per un po’ dallo stress cittadino, dai rumori, dalle aspettative degli altri e dai condizionamenti sociali.
Per questo trascorreva tutto il tempo libero che aveva a disposizione immersa nella natura, da sola o insieme ai suoi animali.
E la natura, a modo suo, aveva risposto. Le aveva insegnato che ogni cosa ha bisogno di pazienza e di tempo, proprio come un fiore che nasce e sboccia soltanto quando è il momento giusto; che, quando qualcosa non serve più, bisogna avere il coraggio di lasciarlo andare, come fanno gli alberi quando, in autunno, si liberano delle foglie; che per affrontare la vita serve resilienza, come quella del papavero che riesce a nascere e fiorire persino sul ciglio di una strada asfaltata.
Anche gli animali avevano fatto la loro parte. Le avevano insegnato ad apprezzare il momento presente, a mantenere la propria dignità nel dolore, ad abbandonarsi completamente alla gioia, ad avere pazienza e ad accettare le cose per quello che sono.
La natura non le aveva insegnato come evitare il dolore, ma come attraversarlo. Poco alla volta, Viola aveva capito che guarire non significava tornare a essere quella di prima, ma imparare ad accogliere ciò che la vita portava, lasciando andare ciò che non poteva più essere e facendo spazio a ciò che ancora doveva arrivare.